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Pisogne
è situata all'estremità della sponda orientale del
Sebino, Pisogne è allo stesso tempo l'ultima
località che si affaccia sul Lago d'Iseo e il
primo paese della Vallecamonica
Punto di confluenza tra le vie di terra e la via
del lago, prima che venisse costruita la strada
costiera fu per secoli l' "emporio" della Valle:
qui giungeva la strada Valeriana che attraverso il
Tonale e l'Aprica collegava il Bresciano con il
Trentino e la Valtellina; da qui si dipartivano le
due direttrici montane che attraverso la Colma di
S. Zeno conducevano l'una in Val Trompia e
l'altra, per il Passo della Croce, a Zone e a
Marone; da qui aveva inizio la strada che,
superato l'Oglio, giungeva a Lovere e a Bergamo.
Il porto, infine, era il capolinea obbligato della
via lacustre, l'unica per le merci dirette o
provenienti dalla Valcamonica fino al 1850, anno
di costruzione della litoranea per Marone e Iseo,
mentre al 1907 risale l'attivazione della ferrovia
Brescia-Pisogne-Breno.
Già a inizio Seicento al mercato di Pisogne
confluivano granaglie, vini, canapi, panni, olio,
castagne, carni e soprattutto le ferrarezze della
Valcamonica e vi accorrevano mercanti da tutta la
Lombardia. Fin da allora inoltre il paese era
centro siderurgico tra i principali, grazie
soprattutto al ferro delle miniere della valle di
Govine, dove sorgevano due forni e quattro fucine.
A inizio Ottocento nel paese erano attive sei
vaste "dogane" per ferri e mercanzie, otto
fondachi per i legnami settimanalmente provenienti
dalla Valle, due piazze per il mercato bestiami ed
un'altra vastissima per i grani ed altri generi,
quest'ultima contornata da trenta e più botteghe
con porticati, mentre in paese venticinque osterie
ospitavano i forestieri di passaggio. Quattro
navi-corriere prestavano servizio permanente sul
lago oltre alle molte barche. Nel corso del secolo
al commercio e alla siderurgia si aggiunsero le
filande da seta e, a inizio del Novecento, lo
sfruttamento delle cave di gesso, poste alle
spalle del paese e tuttora in attività.
Il ruolo economico di Pisogne nei secoli scorsi
spiega la dimensione e la struttura urbanistica
del centro storico, che presenta le
caratteristiche di una cittadina e rimanda alla
configurazione dei comparti medievali, quando il
borgo "de Pixogni" era incentrato su una via
matrice (le attuali vie Torrazzo e S. Marco),
parallela al lago e intersecata, quasi nel mezzo,
da un ampio slargo adibito a luogo di mercato. Da
questo nucleo presero poi corpo verso monte la
piazza anteposta alla parrocchiale settecentesca
e, verso lago, l'ottocentesca piazza Umberto I,
ricavata con l'interramento di una palude.
La ferrovia e la rotabile, tracciate
nell'Ottocento, hanno alterato il tradizionale
rapporto dell'abitato con il lago, che avveniva,
come di consueto, oltre che dalla piazza anche
attraverso stretti percorsi ortogonali che si
diramavano dalla strada interna e una serie di
spazi articolati, di slarghi e attracchi.
Sviluppata con un andamento lievemente in salita
da ovest a est, è dominata su un lato dalla
medievale Torre del Vescovo e sull'altro dalla
parrocchiale settecentesca. Ai lati è orlata da
una sequenza irregolare di portici di diverse
dimensioni e livelli e vi prospettano alcuni
edifici appartenenti alle famiglie protagoniste
della storia economica del paese: casa Damioli
(con diversi corpi di fabbrica che vanno dal
Seicento agli anni Trenta del nostro secolo, e il
cui giardino di notevole interesse botanico è
stato in parte trasformato in parco pubblico),
casa Giordani (secoli XV-XIX), casa Bertolassi (XVII-XIX
ma appoggiata ad una torre medievale nella quale è
forse da identificare il "Torrazzo" cioè la
residenza del vicario vescovile), casa Ghitti
(settecentesca ma con elementi del XV secolo).
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I due edifici di maggior prestigio
sono però certamente la Torre del Vescovo e la
parrocchiale. La prima, eretta nel 1250, ricorda il
lungo periodo durante il quale Pisogne, per
l'importanza della sua ubicazione e del suo ruolo
economico, fu feudo del vescovo di Brescia (a partire
probabilmente dall'alto medioevo fino al 1462).
A quei secoli, risale anche la fortificazione del
borgo con mura e castello: delle mura restano
tracce inserite in edifici successivi (vicolo S.
Clemente e vicolo tra piazza del Mercato e via
dell'Ortaglia), tre porte (via Torrazzo, via dei
Monti e via Mercanti) e un "Torricello" (vicolo S.
Clemente).
Sullo sfondo della piazza del Mercato, verso
monte, si trova la parrocchiale, costruita su
progetto di Antonio Marchetti (1768-84) e portata
a termine da Gaspare Turbini (1791-94);
l'ornamentazione interna e il completamento delle
cappelle si protrassero per buona parte del secolo
successivo fino alla consacrazione avvenuta nel
1881. L'interno, a navata unica scandita in tre
campate cui corrispondono altrettante cappelle per
ogni lato, contiene statue in stucco del Serena
(sui timpani delle cappelle centrali), affreschi e
tele di Sante Cattaneo (nella volta del
presbiterio), di Gaetano Cresseri (nella cappella
di S. Costanzo), di Antonio Guadagnini (primo
altare di sinistra), di Giosuè Sala e Felice Campi
(nella volta della navata), di Antonio Gandino.
Nel presbiterio un bell'organo di forme
neoclassiche del Serassi (1857) fronteggia la
parte lignea cinquecentesca dell'organo più antico
portato qui dalla pieve.
Collocata su un poggio sulla strada per Fraine
sorge la chiesa più antica del paese, la pieve di
S. Maria in Silvis. La posizione esterna
all'abitato rimanda alla funzione di riferimento
ricoperto dalla pieve rispetto a tutto l'ampio
territorio costellato di insediamenti della valle
del Trobiolo e delle singole parrocchie formatesi
nel tempo. L'edificio è originario del X secolo e
fu ricostruito o meglio riformato, secondo
l'iscrizione sul portale, nel 1485. La facciata,
estremamente semplice secondo un modulo tardo
romanico, è arricchita da un portale in arenaria
rossa e da decorazione pittorica a finti conci di
gusto rinascimentale. L'interno a navata unica,
arcaico nell'architettura, è ricoperto di
affreschi votivi dei secoli XV e XVI di notevole
interesse nonostante le non buone condizioni di
conservazione dovute a eccesso di umidità e alle
aperture di epoche più tarde; sono stati
recentemente attribuiti, oltre che a Giovanni da
Marone, a Giovanni Pietro da Cemmo e alla sua
scuola.
Vanto principale di Pisogne è la quattrocentesca
chiesa della Madonna della Neve, il cui interno è
completamente decorato da gli affreschi del
Romanino. Posta al margine dell'abitato, poco
prima della pieve, faceva parte di un convento
agostiniano. La facciata è dipinta a rombi
policromi e coronata da archetti, mentre il bei
portale in arenaria è sormontato da una statua
della Madonna col Bambino; sotto il portichetto
del fianco sinistro si sono conservati resti di
affreschi, tra cui una Danza macabra (1486),
attribuiti a Giovanni da Marone.
A sud del paese sulla litoranea, nella frazione di
Govine, sorge anche il santuario della Natività di
Maria, eretto nel 1631 per ringraziamento dallo
scampato pericolo della peste. L'abitato riflette,
nella disposizione "in serie" degli edifici più
antichi che risalgono un torrentello, la trascorsa
tradizione di centro per la lavorazione del ferro.
Data la vastità del territorio comunale, che dal
lago giunge al monte Guglielmo e comprende varie
frazioni in zona montana (Fraine, Grignaghe,
Siniga, Sonvico, Sedergnò), tre sulla costa (Pontasio,
Toline e Govine) e una all'inizio della
Valcamonica (Gratacasolo), da Pisogne è possibile
effettuare visite sia ai centri minori che alle
località montane, in particolare alla val Palot,
sede di recenti insediamenti turistici, dalla
quale, superata la fresca zona di pinete posta
sulla pendice settentrionale del monte Guglielmo,
si arriva alla colma di S. Zeno (m. 1434),
spartiacque con la Val Trompia, e da qui al
rifugio Piardi e alla cima del Guglielmo (m.
1940). |